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Scrittura - Lettura

By Alessandro / Leggo, pillole-leggo

2018

Aprile

25

Raymond Carver – Vuoi star zitta, per favore?

Raymond Carver – Vuoi star zitta, per favore?

Il racconto breve, a mio avviso, per uno scrittore, è il formato più difficile da affrontare. Mentre con il romanzo ci si può concedere il lusso della divagazione (ovviamente entro un certo limite) nel racconto questo non è consentito. Il racconto breve deve andare dritto al punto senza troppi fronzoli. Tra le mie antologie preferite, inserirei “La ragazza dai capelli strani” di David Foster Wallace, “I racconti” di Philip K. Dick, e quelli di Lovecraft. Devo ammettere di non essere un fanatico dei racconti; preferisco di gran lunga il romanzo anche se i racconti, quando sono ben scritti, riescono a dare quel “qualcosa in più” che i romanzi spesso perdono nel corso della narrazione. L’aspetto che amo di più dei racconti è quello che spesso possono concedersi il lusso di “finire male”. Nessun happy ending né tantomeno nessun “e vissero felici e contenti”. I racconti sono piccole lame taglienti capaci di uccidere un uomo nell’attimo in cui tutto sembra andare per il verso giusto.

Questa antologia di Carver è indubbiamente interessante. Ci sono racconti che mi sono piaciuti di più e alcuni di meno. Tutto normale. Carver rappresenta il minimalismo letterario. I suoi protagonisti sono gente comune, spesso disperata, che continua a trascinare avanti la propria esistenza senza sapere minimamente dove andrà a finire. Un viaggio verso una sorta di oblio inconsapevole.

A proposito della sua scrittura, Carver diceva:

« È difficile essere semplici. La lingua dei miei racconti è quella di cui la gente fa comunemente uso, ma al tempo stesso è una prosa che va sottoposta a un duro lavoro prima che risulti trasparente, cristallina. Questa non è una contraddizione in termini. Arrivo a sottoporre un racconto persino a quindici revisioni. A ogni revisione il racconto cambia. Ma non c’è nulla di automatico; si tratta piuttosto di un processo. Scrivere è un processo di rivelazione.»

A mio avviso, tra queste righe c’è l’essenza di questo autore che, come spesso accade ai grandi, ci ha lasciato troppo presto.

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