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Scrittura - Lettura

By Alessandro / Leggo, pillole-leggo

2018

novembre

05

Jonathan Safran Foer – Ogni Cosa è Illuminata

Jonathan Safran Foer – Ogni Cosa è Illuminata

Dopo aver letto e amato “Molto forte, incredibilmente vicino”, mi sono avvicinato a questo romanzo – il primo di Foer – con molto entusiasmo e, come spesso accade in casi come questi, il rischio è quello di rimanere con un retrogusto amaro in bocca. Proprio così. Insomma, che già in questo primo lavoro, il buon Jonathan abbia dato prova di essere uno “con le palle” per quanto riguarda lo scrivere, beh, direi che non ci sono dubbi a riguardo. Tuttavia…

I tre puntini di sospensione li lascio volutamente, perché – ribadisco – a me questo “Ogni Cosa è Illuminata” non mi ha convinto fino in fondo. L’aspetto che ho trovato più sgradevole (e del quale sono convinto molti di voi, invece, pensino sia il punto di forza) è la forma inglese – nel mio caso italiana (una nota di merito va al grandissimo Massimo Bocchiola, traduttore del romanzo) – che, al fine di rendere credibile il parlare e lo scrivere di un ragazzo ucraino dotato di una scarsa padronanza della lingua straniera (inglese o italiano che dir si voglia), produce pagine su pagine di strafalcioni sgrammaticati che, a lungo andare, almeno a  me, hanno un po’ …come dire…stancato.

E’ una storia autobiografica. Nel senso che Foer, nel 1999, intraprese davvero un lungo viaggio nel profondo est europeo, per cercare di ricostruire le radici della sua famiglia ebrea. Esattamente come il protagonista del romanzo che, guarda caso, porta il suo stesso il suo nome, e che, insieme al giovane Alex, al nonno presunto cieco, e alla cagnetta isterica Sammy Davis Junior Junior, battono in lungo e in largo le strade dell’Ucraina, alla ricerca della fantomatica Trachimbrod, città dove un tempo vivevano i suoi antenati.

Le digressioni nel 1791 ecc, sono interessanti anche se, inizialmente, non così facili da capire e contestualizzare all’interno del presente narrativo nel quale si svolge la storia. Alla fine, in realtà, tutto viene collegato con estrema maestria da parte dell’autore, anche se, lo ripeto, non mi sono sentito affatto coinvolto dalla storia. Anzi: diciamo pure nemmeno lontanamente coinvolto, rispetto a quanto non lo sia stato leggendo “Molto forte, incredibilmente vicino” qualche mese fa.

Ora non mi resta che tentare con “Eccomi”, l’ultimo dei suoi romanzi. Staremo a vedere…

6/10

Quarta di copertina:

Con una vecchia fotografia in mano, un giovane studente ebreo americano di nome Jonathan Safran Foer decide di fare un viaggio in Ucraina alla ricerca di Augustine, la donna che (forse) ha salvato suo nonno dai nazisti. Ad accompagnarlo è un coetaneo del posto, Alexander Perchov. detto Alex, che così si presenta nel suo personalissimo linguaggio: “Il mio nome per la legge è Alexander Perchov. Ma tutti i miei amici mi chiamano Alex, perché è una versione del nome più flaccida da pronunciare. Mia madre mi chiama Alexi-basta-di-ammorbarmi perché sempre la ammorbo”. Insieme ad Alex, che lavora per i “Viaggi Tradizione”, ci sono anche suo nonno, che a dispetto di una cecità psicosomatica fa l’autista, e una cagnetta puzzolente chiamata Sammy Davis Jr Jr in onore del cantante preferito del capofamiglia. Il racconto del loro viaggio, di una comicità irresistibile, ma a tratti anche straziante, si alterna a capitoli di una vera e propria saga ebraica, attraverso la quale Jonathan ricostruisce, sul filo della memoria famigliare, le vicende di un villaggio dal Settecento fino alla sua quasi totale “cancellazione” a opera dei nazisti. Un percorso impregnato di vita vera, storie d’amore, vicende tragiche e farsesche. Un romanzo che parla di persone e luoghi che non esistono più, delle verità dolorose che si celano dietro ogni famiglia, della necessità di ritrovare e reinventare di continuo il passato per illuminare il presente e dare un senso al vivere.

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