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Scrittura - Lettura

Jonathan Franzen – Le Correzioni

Devo ammettere che è stata dura! Era tanto tempo che non impiegavo quasi un mese per leggere un romanzo. Tralasciando che è indubbiamente un romanzo lungo (circa 600 pagine) la complicazione deriva anche dal fatto che abbastanza noioso! Insomma accade molto di più nelle ultime 100 pagine piuttosto che nelle 500 precedenti.

Ora, sembra quasi una regola, che i vincitori del National Book Award (Le Correzioni vinse nel 2001) spesso tradiscano le aspettative. Mi è successo con altre opere in passato. Credo che questo romanzo, nonostante sia scritto benissimo (su questo non si discute) abbia un ritmo piuttosto basso. Divagazioni, su divagazioni che spesso fanno perdere il filone narrativo principale, che non è altro se non una rimpatriata in famiglia per un ultimo Natale da passare insieme, di una tipica famiglia americana appartenente al ceto medio, con il non trascurabile problema del capofamiglia affetto da una malattia degenerativa.

Come dicevo prima, credo che la lettura mi abbia appassionato più sul finale, che indubbiamente è un pregio visto che ciò che rimane impresso nella mente del lettore, risulta la parte finale conclusiva di un romanzo piuttosto che l’inizio. Insomma, spesso diciamo “Romanzo che parte bene, ma che poi di perde strada facendo”. Non è il caso de “Le Correzioni”. In questo romanzo in fatti, si ha una partenza tutto sommato buona, ma che dopo le prime cinquanta pagine, a mio avviso, “affossa” la storia in una palude narrativa da cui il lettore fatica a tirarsi fuori, con il rischio di un prematuro abbandono della lettura.

Poi Franzen, riesce a riprendere il controllo dell’intreccio e nelle ultime 100 pagine, fa il miracolo. Insomma riesce a dare un perché a qualcosa che sembrava perso.

Molto bello l’ultimo l’ultimo e penultimo capitolo anche se un po’ troppo “E vissero …” Ops, non voglio fare spoiler, quindi come vissero lo scoprirete voi leggendolo.

Tutto sommato mi aspettavo di più.

6.5/10

 

Quarta di copertina:

Enid e Alfred Lambert, in una città del Midwest americano, trascinano le giornate accumulando oggetti, ricordi, delusioni e frustrazioni del loro matrimonio: l’uno in preda ai sintomi di un Parkinson che preferisce ignorare, l’altra con il desiderio, ormai diventato scopo di vita, di radunare per un «ultimo» Natale i tre figli allevati secondo le regole e i valori dell’America del dopoguerra, attenti a «correggere» ogni deviazione dal «giusto». Ma i figli se ne sono andati sulla costa: Gary, dirigente di banca, vittima di una depressione strisciante e di una moglie infantile; Chip che ha perso il posto all’università per «comportamento sessuale scorretto»; infine Denise, chef di successo che conduce una vita privata discutibile secondo i Lambert.

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