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Scrittura - Lettura

Gianluca Morozzi – Black Out

L’idea potrebbe apparire un tantino inflazionata. Ci sono infatti, sia nel cinema che nella letteratura, parecchi altri esempi di “strani” gruppi di personaggi costretti a vivere in isolamento o in condizioni estreme. Con l’avvento del grande fratello e dei vari reality show, poi, la questione si è ulteriormente arricchita di esempi e situazioni del genere. Non da ultimo, mi ci metto in mezzo pure io, visto che, nel 2016, con il mio Fattore Z, ho toccato ambientazioni sulla falsa riga di questo Black Out.

Nonostante questa premessa, il romanzo si legge che è un piacere, e proprio sul finale riesce a regalare un colpo di scena che, almeno personalmente, non avrei immaginato potesse verificarsi.

Quindi: bravo Morozzi.

E’ la prima volta che leggo una delle sue storie e credo proprio che, dopo questa, mi concederò anche alle altre. L’idea di rinchiudere in un’ascensore una specie di psicopatico serial killer, una studentessa lesbica, e un ragazzo pronto a scappare di casa con la fidanzata, riesce a creare quell’amalgama assolutamente imprevedibile che, un romanzo ambientato all’interno di pochi metri quadri di “set”, deve necessariamente innescare per poter condurre il lettore, sano e salvo, fino al termine la storia.

In certi frangenti Morozzi prende tempo. Divaga un po’ (nonostante queste divagazioni si rivelino poi attinenti alla storia) perché in fondo, non è per nulla facile consumare a fuoco lento una vicenda del genere. Mentre la si legge non si fa altro che chiedersi cosa accadrà nella pagina successiva, e che cosa si inventeranno “quei tre” per non andare fuori di testa. I flashback, le piccole divagazioni di cui parlavo poc’anzi, servono per far tirare un minimo il fiato al lettore, e per non rischiare di trasformare il romanzo (si fa per dire: io, come autore, ci farei la firma a una trasformazione del genere!)  in una sorta di botta e riposta alla Beckett o al McCarthy di Sunset Limited.

Il finale è davvero sorprendente e, secondo me, riesce a dare al romanzo quel valore aggiunto che lo eleva, di diritto, al di sopra dei suoi simili.

Lo consiglio a tutti quelli ai quali piace la suspense con una piccola dose di splatter (che, tra l’altro, in situazioni di questo tipo, non guasta affatto).

Infine, per chi volesse sondare lo stesso tipo di terreno narrativo, anche se in un contesto un po’ meno professionale, consiglio il mio Fattore Z.

lo trovate qui: https://www.amazon.it/Fattore-Z-Alessandro-Casalini/dp/8898303718/ref=sr_1_16?m=A338D5XXRGE9GC&s=merchant-items&ie=UTF8&qid=1536579968&sr=1-16)

Quattro improbabili personaggi all’interno di una stanza completamente bianca nella quale, a un certo punto, parte un sinistro conto alla rovescia scritto a caratteri cubitali su di una parete. Come andrà a finire?

7.5/10

Quarta di Copertina:

Un torrido ferragosto a Bologna. Per un blackout tre persone si trovano chiuse in un ascensore: Claudia, studentessa omosessuale che per finanziarsi gli studi fa la cameriera in una tavola calda; Tomas, residente in quel condominio; Ferro, proprietario di una discoteca, efferato serial killer. Ferro non abita in quel condominio, ma vi ha un pied-à-terre che usa per seviziare e torturare le sue vittime. E in quella afosa giornata, Ferro stava proprio raggiungendo una sua vittima, precedentemente incatenata a una sedia. Nessuno dei tre riesce a comunicare con l’esterno, il condominio è deserto per il ferragosto e le loro grida rimbombano nel vuoto. I pochi metri che i tre devono dividersi diventano sempre più angusti, l’aria irrespirabile…

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