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Scrittura - Lettura

By Alessandro / Leggo

2015

luglio

27

Thomas Pynchon – Vizio di Forma

Thomas Pynchon – Vizio di Forma

Leggere Pynchon non è mai cosa facile! Dopo aver letto “L’Arcobaleno della Gravità”, “L’incanto del Lotto 49” e l’ultimo “La Cresta dell’Onda” ho voluto provare quello che da tutti è stato considerato il romanzo più abbordabile di Pynchon, un noir ambientato in California negli anni settanta tra Hippie, omicidi, droga, e chi ne ha più ne metta.

Come sempre quando si inizia a leggere Pynchon bisogna prendere un bel respiro e farsi coraggio, nel senso che la metà di quello che leggerai probabilmente ti fare sorgere un milione di domande senza risposta, e la trama ti sguscerà via dalle mani andandosi a nascondere chissà dove.

Credo che “L’Arcobaleno della Gravità” insieme a “Infinite Jest” di Wallace, sia uno dei libri più visionari di sempre, ma anche uno dei libri più difficili da capire e apprezzare. Non vi nascondo che al termine della lettura dell’Arcobaleno, mi sono fiondato su Wikipedia per capire che diavolo fosse successo per davvero all’interno delle mille pagine dell’edizioni (sifa per dire) tascabile che avevo appena terminato di leggere. Dopo cinque minuti avevo capito di non aver capito quasi nulla!

Ma torniamo a “Visio di Forma”. Effettivamente è un romanzo che con Pynchon non ha molto a che fare, nel senso che si legge molto facilmente e la trama non si ritorce su se stessa come spesso accade con i suoi primi lavori. Diciamo che è un romanzo che avrebbe potuto scrivere qualsiasi scrittore di genere, diversamente dagli altri lavori di Pynchon, dove solamente il grande recluso della narrativa americana avrebbe potuto azzardare tanto.

La storia è davvero divertente. Il personaggio di Doc Sportello tira fuori il Freakettone che c’è dentro ognuno di noi, e per un attimo ci fa desiderare di essere proprio così. Un tizio alquanto estemporaneo che si muove tra belle donne, casi di omicidio, alcol, droga, ecc … con estrema disinvoltura. Senza mai prendersi troppo sul serio.

Devo dire che la storia mi è piaciuta, e la cosa viene avvalorata dal fatto che me lo sono letto in un paio di settimane nonostante le quasi cinquecento pagine dell’edizione Einaudi, quando solitamente per un romanzo di Pynchon si impiega almeno un mese (quando va bene!).

“L’Incanto del Lotto 49” e questo “Vizio di Forma” sono al momento i due romanzi che mi sono piaciuti di più, mentre l’ultimo “La Cresta dell’Onda” letto un anno fa, non mi aveva entusiasmato.

A questo punto credo che mi concederò la visione dell’adattamento cinematografico, dato che ritengo “Vizio di Forma” l’unico romanzo di Pynchon che possa essere trasposto per il grande schermo. Ci sarà mai qualche regista così pazzo da tentare la trasposizione dell’Arcobaleno … magari Lars von Trier ?!

 

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